NAVE NEL CEMENTO
All’inizio degli anni 60 una nave carica di cemento stava navigando per raggiungere Portoferraio quando, a causa di un’avaria, cercò di raggiungere la costa per evitare l’affondamento e far arenare nel basso fondale la barca, che ormai aveva le sentine piene d’acqua, affondò a circa mezzo miglio dalla baia di Nisporto.
Ancora oggi giace alla profondità di 61 metri in perfetto assetto di navigazione su un fondale fangoso.
La nave è integra e conserva il fascino dei relitti che giacciono in mare aperto:
Ricca di dentici ed anthias è spesso rifugio di vari crostacei e di enormi gronghi.
Sulla parte anteriore giacciono gruppi di tramagli che ne danno un aspetto misterioso.
L’immersione pur essendo molto bella non è consigliabile a causa delle correnti e dell’alto fondale.
CERBOLI
A 40 minuti da Rio troviamo un sito d’immersione che di certo non deluderà gli appassionati di fotografia. Poco Simile a Palmaiola, da un punto di vista morfologico, Cerboli si presenta con delle pareti a strapiombo mutilata in più punti dall’opera dell’uomo che l’aveva sfruttata per diversi anni come cava.
Ancorando al riparo di una caletta sul lato meridionale, inizieremo la nostra immersione sovrastando tappeti di ricci e numerosi monoliti che si ergono dal fondale roccioso, allo stesso tempo noteremo però una presenza molto esigua di pesce. Costeggiando la parete alla nostra sinistra ci dirigiamo ora verso una grossa apertura circolare presente alla profondità di 2 m. Imboccandola ci renderemo conto di come questo tunnel punti immediatamente verso il basso, per poi risalire verso la superficie dove, una seconda entrata, permette alla luce di penetrare creando un effetto quasi surreale.
Volendo aggiungere momentaneamente un po’ di luce troveremo inoltre le pareti del tunnel ricoperte da coloratissime spugne ed esocoralli. Una volta usciti dal tunnel ci troveremo sul lato sud dell’isola, seguiamo la parete che punta verso il fondale fino a una profondità di 40 m.
La presenza di pesce si fa ora decisamente più massiccia, e numerose spaccature ed anfratti nella roccia offrono rifugio alle specie più disparate.
La tana di una grossa cernia, circondata da Paramuricee, scorfani, polpi… è il segnale che aspettavamo per poter rientrare.
Costeggiando quindi la parete occidentale, che ancora si rivelerà ricca di crostacei, esocoralli, pesce effettuiamo con calma la nostra risalita prima di deviare di 180° verso la nostra caletta di partenza.
PUNTA DEL PORTICCIOLO
In prossimità delle punte vi sono a volte propagini che seguono essatamente la conformazione della costa, altre che irregolamente disegnano linee spezzate altre come in questo caso rimangono dissasate rispetto alla parte immersa del capo, forse perchè erosione del mare ha eliminato quei punti di contatto che un tempo facevano si che tutto fosse un monoblocco roccioso.
Qui sulla punta del porticciolo è sempre difficile trovare il giusto ormeggio perchè le correnti si alternano in direzioni diverse anche nell’arco di porche ore. Dovremo dunque immergerci ad una 50tina di metri verso la baia e poi per correre sott’ acqua questo tratto che non presenta particolari
caratteristiche se non quelle disparuti ciuffi di posidonia con qualche sasso dove spesso fa capolino qualche piccola murena. Raggiunto il capo, il fondale si fa più ripido e tutto ad un tratto ci appare maestoso sulla nostra sinistra un imponente monolite roccioso che delimità una parete a picco che degrada fino a 32 metri. Qui sul fondale sabbioso si incontrano pelagigi di singulare belezza: Pesci
luna che nuotano curiosi verso di noi cambiando bruscamente direzione per poi allontanarsi definitivamente verso mare aperto. E’ un imagine unica e sugestiva che ci lascia atoniti quasi increduli. Poi proseguendo verso ponente si scorgono enormi massi devo si intravedono le prime cernie, che inpaurite si rintarnano tra le spaccature della roccia.
Il tempo di iluminarne una che dalla parete spuntano le antenne di alcune aragoste.
E’ ora di risalire e avvicinandoci a quota 12 metri andiamo a cercare il relitto di una fiat 500, buttata giù dalla rupe nei primi anni 70, se ne riconosce ancora la sua inconfondibile parte posteriore pur avendo perso completamente il tetto.
LO SCOGLIETTO
LATO EST
Ancorando su questo lato dello Scoglietto ci troveremo su una franata che, da pochi metri, scende velocemente verso i 20 m. Tale conformazione del fondale ci permette di scendere verso quote più profonde, mantenendo la franata sulla sinistra, man mano che ci dirigiamo verso la punta settentrionale dello Scoglietto; guardandosi attorno sarà possibile scorgere Murene (Murena helena) fuori tana, branchi di Corvine (Sciaena umbra), Castagnole (Chromis chromis), Cernie brune (Epinephelus marginatus) o Dentici (Dentex dentex) di passaggio. Mantenendo la batimetrica dei 25 m arriveremo infine ad un ancora affiancata da una targa e un disegno dello Scoglietto con segnato un percorso consigliato per l’immersione. Premuratevi di controllare alla vostra destra l’eventuale passaggio delle…Aquile di mare!
A questo punto i meno esperti potranno tornare indietro sulle proprie…pinnate! Controllando con più attenzione potreste trovare anche qualche Scorfano beatamente mimetizzato, oltre a Stelle marine, Spirografi, Anemoni…
Per i più esperti è invece giunto il momento di proseguire, alla loro sinistra, lungo la batimetrica dei 21 m, sovrastando una zona a Posidonia e guardandosi attorno alla ricerca dei branchi di Barracuda che spesso si soffermano in questa zona. Dopo qualche decina di metri ci troveremo giusto sopra una scarpata attorno alla quale sono spesso visibili Cernie di grosse dimensioni e, se siamo fortunati, le Aquile di mare!
LATO NORD
Ancorando in questa zona ci troveremo su un fondale roccioso di circa 10 m, possiamo quindi puntare verso nord-ovest e continuare la nostra discesa lungo una spianata sabbiosa che s’incunea fra due pareti rocciose, verso i 20 m infatti il fondale muta in una parete che sprofonda fino a 40 m e oltre. Usando la spianata come via d’entrata possiamo quindi svoltare a destra e proseguire lungo la parete che si rivelerà da subito ricca di anfratti e spaccature. Qui colonie di poriferi, briozoi e alghe creano un mosaico di colori che, se illuminati, contrastano fortemente col substrato da loro ricoperto. Inoltre, tali aperture, offrono rifugio a Cernie, Musdele, Magnose….mentre il blu potrebbe rivelarci Dentici o, addirittura, qualche Aquila di mare. Per concludere la nostra discesa arriveremo di fronte ad una grotta larga 3 o 4 metri e alta, più o meno, 1,5 m che permetterà quindi, a turno, di entrare e dare un’occhiata alle sue pareti interamente ricoperte da organismi sessili di ogni tipo. Proseguendo per il nostro percorso incontreremo un punto in cui la parete si fa meno ripida, potremo quindi risalire e tornare verso la nostra imbarcazione sovrastando una zona a Posidonia, dalla quale è possibile avvistare branchi di Barracuda, e infine soffermarci qualche minuto lungo le pareti di una lingua di roccia dello Scoglietto che punta verso nord-ovest, ricca di Donzelle, Donzelle Pavonine, Ricci, Stelle…
SECCA DEL PORTICCIOLO
Prima ancora dell’avvento delle navi a vapore, Rio Marina era un fiorente Porto noto per i sui grandi velieri navi dal grande ventre che sfrutavano la forza dell vento per il trasporto.
Esse sostavano in una zona che ancora oggi si chiama Porticciolo.
Qui a distanza di piu di 3 secoli adiacente ad un grosso scoglio incastonato nella sabbia ad una profondità di cica 18 metri possiamo trovare una grossa ancora abandonata da una nave da trasporto.
In questo punto la parete rocciosa scende a picco fino a 30 metri e nel punto piu bassso si apre una spaccatura orrizzontale tana naturale di innumerevoli gamberi rossi.
Sul lato ovest spesso incontriamo alcune cernie brune che cironsolano libere pronte a rintanarsi non appena le nostre bolle le disturbano.
Poco distante da qui scorgiamo un costone che scende dolcemente verso nord.
E’ un giardino di spugne, e bellissimo illuminare per vedere i diferenti tipi e le diferenti forme.
Vi sono difersi essemplare di spongia agaracina e spongia officinalis.A forma di coppa la prima,lobata la seconda.
Volendo si po scendere fino 40 metri ma poi sia per raggioni di distanza che diconsumi ci conviene rientrare.
Achtung: no sempre la visibilità è buona ed il fondale ha un andamento irregolare, quindi, l’orientamento potrebbe non essere sempre facile.
ISOLOTTO DI ORTANO
C’e un punto lungo la costa di Rio Marina in prossimità di Ortano, dove vi è una cigliata che
dilimità ad est la piattaforma su qui poggia isola elba.
E’ una paretina uniforme che si articola prevalentemente seguendo la costa, solo in un punto si
biforca acentuando la sua ampiezza ed e il punto in qui si ha inizio ad una serie di massiciate che si
alterneno ad cospiquie distese di posedonia.
Questi luoghi sono idonei per la riprodozione di diverse specie: Gronghi e Murene condividono
pazificamente le stesse tane.Gruppi di corvine presidiano i blocchi di pietra, dove si nascondono le
cernie e poi ancora nuvole di saraghi e di occhiate .
É un paessagio incantato ricco di polpi che oggi a causa della pesca se ne trovano purtroppo sempre
di meno.
Questa parete confluisce esattamente con la parte sud est dell isolotto del Ortano.
Questo è il versante ideale dove iniziare immersione quando ci sono venti da nord.In alternativa si
puo anche dare fondo sul lato nord di fronte alla spiaggia di ortano questo nel caso vi fosse scirocco
vento da qiu è dificile trovare un ridosso su questo versante dell’ isola.
GROTTE DI NISPORTINO
In prossimità dell’entrata della baia di Nisportino, ad una profondità che non supera i 14 metri, si alternano a grossi massi adiacenti alla costa, alcune grotte che si prestano a suggestive inquadrature per gli amanti delle foto sub.
La grotta più bella ed anche la più ampia ha un’imponente entrata che supera i 3 metri di altezza e almeno il doppio di larghezza.
Il soffitto è ricco di spugne di varia specie e di parazoanthus. La grotta è percorribile per una lunghezza di almeno 15 metri e nella parte terminale si possono riscontrare piccole sorgenti di acqua dolce.
Le grotte successive di minore ampiezza sono caratterizzate da lame di luce che le attraversano in più punti. Queste a differenza della precedente hanno un fondale ghiaioso Non vi è dunque pericolo di sospensione.
ANCORONE
A circa trecento metri di distanza dalla secca di capo vitae ,potremo trovare un’ ancora medioevale le cui caratteristiche di dimensioni e bellezza sono uniche.
L’ancora è poggiata su un fondale sabbioso con una marra incastrata sotto un enorme masso.
L’ancora essendo lunga 6 metri supera il masso in altezza.
Siamo sul versante nord della grande ciliata che delimita la piattaforma di basso fondale della secca di capo vitae.
E’ una zona molto ricca di dentici e sul fondale sabbioso possiamo trovare ancora oggi spugne di dimensioni incredibili.
La difficoltà di questa immersione è legata alla discesa e di conseguenza alla risalita che viene effettuata in mare aperto ed al fatto che l’ancora sia poggiata alla profondità di 42 metri.

